Partiamo dall’inizio. Conosci una persona, vi sentite per telefono, passate ore a chiacchierare. Decidete di incontrarvi ma quando questo accade, tutto va male, tutto precipita. Forse il senso di aspettativa, forse quel qualcosa che doveva scattare e così non è stato, forse ci sta anche che tu non sei pronta e facilmente non potrai più essere come eri abituata.
Allora si mette un punto e basta e si ricomincia. Ma in un attimo è il senso di mancanza che non hai calcolato a farti sentire quel bisogno di risentirlo. Così lo cerchi di nuovo, mentre le amiche te lo sconsigliano. Lui ti risponde e ti chiede di andare da lui. E’ in Sardegna a San Teodoro. Ma in fondo, anche se non te l’avesse chiesto ci saresti andata ugualmente. Prenoti. Due mesi prima di rivederlo tra mille dubbi, mille incertezze, mille fragilità. Hai fatto 30 e adesso devi fare 31, perché se non vai fino in fondo non saprai mai se davvero ne vale la pena, se avevi ragione o se hai sbagliato su tutta la linea. Litigate ancora prima che tu parta, ma partirai lo stesso.
Il volo decolla a mezzanotte. Il tempo di alzarsi ed abbassarsi e sei già arrivata. Arrivi da lui alle due, sta ancora lavorando e ne ha ancora per un’ora. Quando finisce, ti porta da lui. Tu con il caschetto da ciclista in scooter, perché anche lui è smemorato come te e il casco l’ha lasciato a casa. Stare insieme è naturale, in fondo non vi siete nascosti nulla. Va avanti così per tre giorni in cui passi il tempo insieme a lui, mentre lavora, mentre prende il sole insieme a te o entrate in acqua insieme, mentre mangiate o bevete, mentre camminate di notte alla ricerca di luminescenze. Chiacchierate, ti racconta qualcosa in più di sé che ancora non sapevi, vi baciate, vi scoprite. Poi riparti. La stagione intensa inizia e lui non avrà più tempo da dedicarti. Dice che vi rivedrete a settembre e intanto gli lasci i tuoi asciugamani. La navetta che ti porta all’aeroporto è già lì, un bacio veloce e poi tutto si chiude. Chissà se lo rivedrai ancora. Chissà se sarà di nuovo a settembre.
Quando torni a casa sembrano passati due mesi. Sei scesa dalla navicella che ti ha trasportata in un’altra dimensione. Lo hai lasciato lì sperando che anche per lui sia stata la stessa cosa. Hai fatto una pazzia, hai seguito il tuo cuore, forse il tuo istinto, dovevi farlo altrimenti non avresti mai saputo. Avresti passato il tempo a chiederti come sarebbe stato, ma in quel giorno in cui ti trovavano un nodulo al seno, ti sei promessa di fare molte cazzate nella vita e non potevi perderti questa. Non potevi nemmeno continuare a dare retta alla guerriera che hai alimentato per tanto tempo, quella che ti ha protetta ma è stata ugualmente ferita. E per quanta paura tu abbia di esporti, di farti ferire, di starci male, sai che comunque andrà, non potrà mai più essere come è già stato. Potrai cadere, farti male, ma hai costruito la tua rete, le amiche che ti ascoltano, che ti consigliano, ma poi ci sei tu che hai già vissuto tempeste peggiori, che non ti sei persa d’animo, o se lo hai fatto, hai poi trovato il modo di reagire. Ci sei tu che hai tenuto in piedi la tua vita anche quando lei non ti ha seguito, obbligandoti ad essere una persona diversa. Per tanto tempo sei stata arrabbiata con il mondo e con te stessa. Poi hai fatto pace, forse hai fatto pace anche grazie a lui, che ti ha fatto uscire dal tuo spazio di comfort, in cui in fondo ti eri rannicchiata.
Magari sarà la storia di un’estate, sarà il tempo di San Teodoro, del suo mare cristallino, di un giro in scooter o forse chissà… ma sarà soprattutto quel tempo che hai di nuovo dedicato a te stessa, senza essere nient’altro che te. E di questo avevi certamente bisogno.