Le pillules de sagesse corrispondono a quelle brevi frasi che, nel corso degli anni, hanno scandito il mio percorso di crescita, insegnandomi ad accettare quello che la vita mi offre o se non altro a sforzarmi di farlo. Nascono da un anno di grande impegno lavorativo e di studio, uno di quei momenti topici in cui sei costretto ad abbassare la testa per raggiungere un obiettivo, ma che allo stesso tempo ti rivelano che la chiave di tutto è non prendersi troppo sul serio.
Così durante la mia settimana di mare, alle prese con il mio ruolo di figlia-badante, sollecitata dalle onde del mare e dall’aiuto del mio amico Totanototano, ho cercato di esorcizzare le ferite che da tanto mi porto dentro.
- Non si possono forzare i sentimenti altrui.
Penso questo mentre osservo il mare, affaticata dalla calura che imperversa, smaniosa di un tuffo nell’acqua blu. Me lo ripeto come un mantra, con il peso di una grande delusione nel cuore verso qualcuno su cui avevo riposto molte aspettative.
- A volte è bene fermarsi prima.
Sarebbe giusto valutare i propri limiti, senza spingersi mai oltre ad essi, ma ahimè la strada è ancora lunga e non credo che imparerò, ma tanto vale segnarselo.
- Non temere di allontanarsi.
Questo credo sia il passo più difficile, la separazione anche solo per poco tempo, come se portasse sempre in sé comunque una ferita, anziché una forma di libertà, un abbandono di pesi indesiderati.
- Occorre credere in qualcosa.
Da troppo tempo ormai non esprimo desideri, non ho il coraggio di fare progetti, schivo le persone, spaventata, spesso le evito per paura di venire ancora ferita o presa in giro.
- Ho bisogno di un po’ di luce.
Più che essere una pillule, è il desiderio più intenso che in questo momento riesco ad elaborare. Una luce che illumini i pensieri bui che si fanno strada, la tristezza che mi porto appresso e quel senso di smarrimento che mi lascia in balia delle onde senza avere alcuna idea della direzione da seguire.
- Guardare avanti, guardare oltre
La necessità sempre costante di non mollare, di essere più forte di me stessa, ma anche di accogliere la mia fragilità nel proseguire comunque un cammino non proprio in discesa e decisamente poco favorevole.
- L’amore non va giudicato, ma vissuto.
Così mi viene suggerito, mentre del tutto inaspettatamente racconto la mia delusione affettiva all’ultima persona a cui avrei pensato, perché a volte quello sguardo distaccato, diverso, nuovo, insegna a vedere con altri occhi, a dare una nuova chiave di lettura alla sofferenza. Così imparo che quando ci sono di mezzo i sentimenti, non contano quelli altrui ma quelli che ci muovono nella direzione dell’altro. Penso anche che in cuor mio, pur appartenendo fin dalla nascita alla pianura padana, giace una terrona d’altri tempi, che vorrebbe il proprio uomo tutto per sè e che, come un fatto d’onore, non accetta di essere messa da parte.
- Non è detto che tutto ciò che si è seminato, sia destinato a fiorire.
Imparo dalla natura, da mio fratello che semina e raccoglie ortaggi, ma che ogni tanto non raccoglie proprio nulla, o peggio ancora si ritrova a lottare contro insetti che attaccano piante e frutti, distruggendoli.
È sicuramente un’estate diversa, risento della mancanza di mio padre che incide su tutto, rimandandomi un’immagine a tinte forti delle persone che ho intorno, di me e di quanto costruito fino ad ora. Sarà per questo che sopporto poco, che la mia capacità di comprensione è limitata, che riesco solo a fare un passo dopo l’altro, cercando di non inciamparmi. Scrivere è sempre la cura migliore, così come leggere o impegnare le proprie energie per raccogliere risultati quasi certi, ma è certo che alcune nature come la mia, vivono perennemente nell’attesa di quelle emozioni che li scaglieranno ancora verso una nuova dimensione di se stessi.
“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.” Emily Brontë