E’ un attimo. Quelle lacrime che cadono senza che tu possa fermarle, e intorno tutto brilla di luce propria, di famiglie, di bambini, come avevi sognato anche tu, che non puoi fare a meno di nasconderti, di celare di te anche questo aspetto più segreto. Ogni pancione è per te la spada che ferisce, il tuo punto debole, quello che non sarai mai. Piangi, te lo concedi, l’armatura è lì in un angolo, l’hai appoggiata a terra, perché oggi pesa più del solito. Ci sono i ricordi di bambina, tu, di quei Natali coccolosi e viziati, che lasciano presto il posto a quella madre sempre depressa, specie il giorno del 25, sdraiata a letto in lacrime e nessun pranzo per festeggiare, mentre tu cerchi di consolarla. Poi arrivano i Natali da zia, non sono mai facili, equilibri instabili, non scorrono via leggeri ma i tuoi nipoti ti avvolgono, ti scaldano, ti abbracciano e ti amano.
Ieri sera accade che, mentre te ne stai spaparanzata a letto ad ascoltare musica, tuo nipote ti chiama sul cellulare e ti chiede: “dove sei”, è passato da casa di nonna e lei non c’era, “ma tu dove sei?”. “Sono a casa di nonna”, è la tua risposta, “ma come, nonna non c’é?”. Scendi le scale e lei davvero non c’è. Allora arriva il ricordo di quei Natali, immersi nella malattia, quando lei cadeva a terra, semisvenuta, e la paura è di ritrovarla così. Urli, la chiami, lei non risponde, arriva Lara, spaventata e ti aiuta a cercarla, ma nonna non risponde. Le luci sono accese ma di lei non c’è traccia. All’improvviso compare, era uscita a fare due passi, di sera, roba da anziana eccentrica e scoppi a piangere, perché nonostante lei sia la tua scassapalle, lo è del tuo cuore, e non puoi fare a meno di amarla. Come non puoi fare a meno di amare chi ti è intorno, chi si lega a te e poi ti tira un calcio in faccia, allontanandoti, perché la tua natura è questa, amare senza misura. Altrimenti non si spiegherebbe perché ti piacciono quei drammoni strappalacrime che fanno pure impazzire Daniela.
Non la ami questa festività, ma ti dai ragioni per farlo. Il cuore no, non ce la fa, è troppo scarico, hai avuto troppo poco, e non è un capriccio ammetterlo. La speranza l’hai messa da parte, è troppo astratta. Cerchi l’evidenza, devi vedere, devi sentire e sapere che non ti stai sbagliando. Ti sei aggrappata troppo spesso alle parole, ci hai creduto, perché il tuo cuore lo voleva, poi ti sei fatta male, sei caduta, hai battuto la testa, hai passato notti insonni per le quali al mattino indossavi il tuo scudo. Non mostravi nulla, non potevi farlo, non saresti andata avanti. Hai imparato che se vedi non sbagli, che il tuo giudizio non è offuscato. Ma hai capito anche che occorre tempo, quello che volevi rubare, che desideravi accelerare per ottenere tutto e subito. Hai lasciato andare e qualcosa ha iniziato a sistemarsi, poco, per te che sei famelica di vita, che non ti basta mai, che te la mangeresti in un morso, sorseggiando prosecco e muovendo l’anca. La lezione è stata fermarsi, accettare cose che non puoi cambiare, darti un freno, dire basta, fare un passo indietro, imporsi di mancare, di non essere voluta. Sarà per questo che quel messaggio di auguri ieri sera, inaspettato, ti fa comprendere che sei arrivata nel posto giusto per te, il centro della tua vita. Hai le immagini di Parigi davanti agli occhi e lui ti scrive, non hai aspettative, ma è bello scriversi e raccontarsi, per il piacere di farlo. Adesso sai che le persone vanno lasciate andare perché possano tornare da te, se lo vogliono, se lo desiderano, se se la sentono perché in fondo avrai sempre Parigi, avrai te stessa, avrai quello che sei.