Piove, ma non in casa. Non come qualche mese fa, quando mi ritrovavo con i piedi a mollo durante la notte, per una mancanza da parte del mio amato amministratore. Piove, ma ieri c’era il sole, così almeno era il tempo a Roma.
Roma capitale, Roma caput mundi, Roma che cura le ferite o almeno risana in parte il mio malessere, perché da quella mattina la percezione di me non è più la stessa. Io che spesso ho tirato, ho chiesto a me stessa più del dovuto, ho dovuto cedere al mio cuore che batteva all’impazzata, che mi chiedeva di fermarmi. Io che sentivo il bisogno di fare oltre me stessa, sono stata messa in panchina dalla stessa me che smetteva di avere il controllo di sé.
Non so quanti chilometri ho percorso in tre giorni, sono però certa di avere camminato tanto, mentre i ragazzi intorno urlavano, nel caos di Roma, tra le sue lingue, i suoi mille volti e la sua magia. Ho fotografato, riso, ballato e ho ascoltato il battito del mio cuore, mentre salivo le scale per raggiungere la cupola di San Pietro, mentre mangiavo, mentre la stanchezza si faceva avanti. Mi sono messa in ascolto e ho deciso di dormire, di smettere di pensare, di eliminare le ore di veglia, ho deciso che mancano quattro mesi e poi chiuderò una parte importante della mia vita, così come ne ho chiuse altre. Vorrei però che se ne aprisse qualcuna importante. Ho realizzato che sono stanca di chiudere per poter pensare di andare avanti. Questa volta vorrei che non fosse necessario lasciare andare ma permettere a qualcosa di accadere per poi farlo rimanere. Ho reciso rami, potato, assottigliato, diserbato, adesso vorrei piantare e veder crescere, permettermi di amare e di essere amata, accogliere ma ugualmente essere accolta, evitando le ferite, provando a curare, senza più cadere vittima delle mie scelte.
In un anno che mi chiede di nuovo un grande cambiamento, vorrei che qualcosa rimanesse e mi stesse accanto, che mi facesse del bene, perché si cresce attraverso il dolore, ma si fiorisce attraverso le cure, e ogni tanto si mette da parte tutto il resto quando il tempo ci concede di essere almeno un po’ felici.