Probabilmente funziona così. Tu aggiusti una cosa, la sistemi, la metti a posto, ma lei non rimarrà lì così. Non resterà perfetta come la vorresti tu. Succederà qualcosa che la romperà nuovamente, che la rovinerà, che cambierà lo stato di cose che tu cerchi disperatamente di sistemare. Accadranno e si succederanno situazioni che tu non potrai controllare. Forse non riuscirai sempre a reagire come vorresti perché non sei nata guerriera. Non sei nata per difenderti quotidianamente, per stare in allerta. Sei una persona, un essere umano. Vorresti dire questo a tua madre che ti cerca mentre visiti il Musée de Beaux Arts di Dijon e ti dice che alla banca serve il PIN, ma lei non sa che numero inserire. Vorresti dirlo a quell’amica che ti osserva da lontano e vede solo una parte della tua vita, mai quello che sta dietro, mai il retroscena della tua esistenza, tanto da permettersi di prenderti in giro, di promettere e di non mantenere, regalandoti la sensazione di solitudine. Ma sai che in fondo nessuna di loro due capirebbe, l’empatia non è propriamente un dono che è stato fatto loro. Ma forse la prima e unica a cui devi ripeterlo sei tu: non sei guerriera. Sei stata obbligata a diventare tale, le prove della vita ti hanno messo di fronte a quest’unica possibilità. Sei stata obbligata e messa nelle condizioni di non avere altra scelta. Sarà per questo che ti ritrovi impacciata quando, sulla tua strada, incontri un ragazzo che ti porta nei suoi labirinti e per un attimo ti chiede di abbandonare il controllo. Ti vergogni quasi ad ammettere di non averlo saputo mantenere, tu che di solito ce l’hai sempre e lo mantieni pure per chi si permette il lusso di fare quello che le passa per la testa. Tu, che sei affidabile, decidi per un attimo di smettere di pensare e di permettere a qualcuno di farti strada. Fa paura, ma è anche bello. Non sei obbligata a difenderti, non ci si aspetta da te nulla, se non che tu partecipi. Non sei la solita persona di sempre. Mentre lo racconti a quell’unica persona che sa ascoltarti e di cui ti fidi ciecamente, lei tranquillamente ti risponde: non c’è nulla di male, Elena! E’ una cosa bella per te che ti prendi sempre cura di tutti. Per una volta, non hai dovuto fare nulla, ti sei lasciata andare e tu non sai più che cosa significa. Perché da una guerriera ci si aspetta che ci sia sempre, che non molli la presa, che si rialzi sempre, che sia superiore alle situazioni, che sia imperscrutabile, che sappia reagire ma nessuno si domanda se è felice, se è innamorata, se ha voglia di lasciarsi andare o di cadere vittima del romanticismo che la vita ogni giorno offre. Nessuno le chiede se sta bene, basta dirle quanto è bella, quanto è brava e tutto si aggiusta. Basta farle quattro moine per poi pretendere o almeno aspettarsi che ci sia.
Quanto a lungo ti sei dovuta difendere? Quanto hai dovuto fare per metterti in salvo? Per rimanere in piedi? Per non essere spazzata via? Chi vuole il tuo bene dovrebbe così tanto tenere a te da non fare nulla per ferirti, per metterti in difficoltà, per farti perdere fiducia in quanto faticosamente hai conquistato. Chi ti vuole bene non dovrebbe promettere e poi rimangiarsi tutto. Chi ti vuole bene sei tu, che a volte dovresti saperti guardare con occhi un po’ diversi, meno severi, meno duri, meno, molto meno.