Si può piangere per amore, ma si può piangere anche per un’auto, quella che 13 anni fa tuo padre ti ha comprato e che non hai mai voluto cambiare. Poi lui è mancato, l’hai ereditata, l’hai intestata solo a tuo nome cancellando il suo accanto al tuo. Il tuo cuore si è spezzato. Allora hai deciso che l’avresti tenuta fino all’ultimo bullone, come se lui potesse vivere in eterno in quella carrozzeria. Ma mentre guidavi 15 giorni fa, il volante si è bloccato e hai capito che forse era tempo di venderla. Come una bambina hai pianto singhiozzando, perché hai realizzato quanto ti mancasse e quanto avessi ancora bisogno di lui, perché niente è stato più lo stesso dal quel 6 maggio 2020. Niente è andato per il verso giusto. Con riluttanza hai chiamato tuo fratello, poi hai smosso pure tuo cugino e il suo amico concessionario e pure tua nipote novenne è arrivata per vederti felice su un’auto nuova e tua. Ti sei mossa con titubanza, abbandonandoti al destino, lasciando che decidesse lui per te, perché hai imparato che a volte è bene lasciare andare.
L’altro giorno ci sei salita sopra. Il fato ha voluto che tu ne scegliessi una in pronta consegna, senza neanche pensarci troppo su. L’hai pagata con la cifra esatta che ti aveva lasciato tre anni fa. E poi è successo qualcosa di strano. Eri contenta, tuo padre era lì a dirti che avevi fatto bene, che finalmente ti eri liberata di un ricordo pesante e inutile. Ti sei sentita abbracciare mentre guidavi, su quelle strade in collina in sui ti insegnava a ripartire in pendenza e tu lo detestavi. Lo hai sentito tra le curve, accanto a te, come se provasse l’auto insieme a te. Era lì. Tua madre dice che sente la sua voce mentre guarda la TV, da quel divano vuoto che ha ancora la sua impronta e tu sai che non ha le visioni. Lui c’è, è presente, è accanto.
Dopo tanto tempo questa è forse una delle prime domeniche di serenità. Il sole splende, porti Lara a fare un giro, lei che ti ha accompagnato e l’ha scelta con te. Poi ti chiama la tua amica di sempre, la tua compagna di banco, la 16enne ormai cresciuta con tanto di figlia adolescente. Vi ritrovate a mangiare il gelato con il sole in faccia. Due ragazze di provincia e pettegolezzi… perché in fondo certe cose non cambiano mai, anche se le rughe e il peso dell’esistenza smentiscono il tutto, mentre la figlia smanetta su Instagram, mostrandovi culetti e tettine di compagnucce di classe. Appartieni a questi luoghi in cui sei cresciuta, che hai amato e detestato, ma che in fondo sono la tua storia, il luogo da cui provieni e a cui torni. Mentre rientri a casa, il sole tramonta sulle montagne, finalmente non sei arrabbiata, sei in pace. Avete battezzato pure l’auto con il nome della protagonista di una serie televisiva e anche lei ti ha confermato che le quattro ruote sanno di viaggio, ti chiamano ad andare da qualche parte che ancora non sai. Ma una cosa è certa, ovunque decidessi di andare, dovrai mettere da parte la rabbia, lo sconforto. Dovrai smettere di essere forte ed essere pronta a farti abbracciare dalle tue fragilità, da quella te che chiede di essere ascoltata, che ha bisogno di deporre le armi e di riposarsi, perché forse è giunto il momento di farlo.
Una domenica perfetta, una domenica qualunque.


