Angela

Eppure avrei dovuto già da tempo imparare a dubitare, a chiedere ai fatti e non alle parole di mostrarmi la verità, la realtà per quello che è. Ma forse ci voleva l’ennesima notte insonne a base di tosse per ricordarmi di lei, la mia amica Angela, colei che mi definiva come una sorella, e che a un mese dal mio intervento chirurgico, in cui si era detta molto preoccupata della mia ripresa, faceva perdere le tracce di sé per tuffarsi in una relazione amorosa di cui non sapevo nulla.

Così in queste notte post Covid, in cui i postumi del virus si fanno sentire, inizio a ricordare e capisco perché sono così tesa. Sarà che il dubbio non è mai bello, sarà che quella parola non detta o quel gesto compiuto assumono un loro peso all’interno del mio percorso. Devo tutto questo a lei, Angela, per sempre e fortunatamente perduta, che tra l’altro si riaffaccia sulla scena dei social, dopo 7 anni di assenza, in cui probabilmente voleva far perdere traccia di sé e far dimenticare tutte le menzogne raccontate. Così ho scoperto che ha una nuova sorella, probabilmente ne adotta una tutte le volte che ricomincia da capo, che taglia i ponti con il passato in modo che nessuno possa contraddire quello che si permette di raccontare. Chissà se a questa nuova parente acquisita avrà fatto sapere che non è meglio di lei, chissà se si presenterà a casa sua a colazione, pranzo, cena, se si farà portare in vacanza o se racconterà la sua triste vita, con variazioni sempre diverse da un giorno all’altro.

Per me esiste un periodo in cui non volevo vedere e uno in cui ho imparato a vedere quello che veniva omesso. Quella fase in cui, sedendoti accanto a una persona, sai perfettamente che c’è un vuoto tra di voi, quello spazio che non è riempito dalla verità, ma soprattutto dalla lealtà. Sai che quella persona sta volutamente evitando di dirti qualcosa, lo capisci dai suoi modi, dalle sue espressioni, dalla tensione che senti crescere dentro di te, che magari non sei molto brillante, ma il sesto senso ce l’hai, eccome se ce l’hai, per sapere che bisogna andare oltre ed indagare. Perché diversamente tendi a farti scivolare addosso certe circostanze, invece quando l’istinto ti impone di rimanere, allora sai che non puoi fare finta di nulla. Te l’ha insegnato lei, Angela, che non ti voleva bene, ma provava invidia, che voleva essere come te, addirittura comprando per se stessa le orchidee che tu adoravi. Lei che raccontava di vacanze in solitaria, mentre si faceva accompagnare dal manzo di turno a cui concedeva i suoi favori sessuali. Lei che faceva pena a tutti e otteneva scarpe da 200 euro o trattamenti gratuiti. Lei che andava a teatro a vedere il tuo spettacolo preferito senza dirti nulla, ma sfoggiandolo subito dopo, ovviamente senza pagare. Lei, di cui ti sei fidata, a cui hai voluto bene e di cui hai sentito spesso la mancanza, per poi darti come sempre la solita risposta: eri tu che hai fatto tutto, non lei. Lei ha preso, ha usato, si è approfittata e poi ti ha mollata lì, sputandoti addosso con il primo pretesto che ha trovato. E probabilmente senti anche che è tempo di alzare di nuovo la guardia, perché prima o poi tornerà a cercarti, facendoti credere qualcosa di non vero. Nel frattempo i dubbi sono la prova che c’è altro che non va e che non sei paranoica.

Sai che Angela è il massimo esempio di fiducia frantumata, ma le parole non dette, la mancanza di continuità tra parole e azioni restano per tutti quanti. Allora la sveglia notturna è il campanello d’allarme che ti dice di non farti abbindolare, di continuare a dubitare, perché forse sarai pigra, lenta e magari un po’ asociale, ma nel tempo non hai mai dato modo di far dubitare di te stessa.

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