La vendetta

Sarebbe bello essere così bravi da riuscire a mettere da parte. Sarebbe bello essere superiori, sorvolare, non dare peso, dimenticare. Ma c’è qualcosa che proprio non vuole saperne di andarsene. La rabbia, la sensazione di avere dato qualcosa di sé ed essere stati presi in giro, trattati con superficialità, messi da parte con un bel calcio. Ma non è nemmeno quello, quanto piuttosto non avere avuto spiegazioni di tanta codardia, non avere avuto nemmeno la soddisfazione di sentirsi dare spiegazioni, guardandosi bene in faccia, osservandosi occhi negli occhi. Che pochezza! Non avere nemmeno il coraggio delle proprie azioni. Questo ferisce e mi impedisce di mettere da parte, di archiviare, di dirmi che va bene così, non è un problema. Mi blocca nell’andare oltre, perché non ne sono capace, perché sono anche io un essere umano, con le sue fragilità e debolezze e non sono in grado di accogliere chi non sa darmi spiegazioni, fosse anche solo dire: “Scusa, ho pensato a me stessa, non mi sono interessata di altro!”

Vorrei essere buona e perdonare, ma se lo facessi mi sentirei solo stupida e lascerei la porta aperta a chiunque per poter fare la stessa cosa. La pace non sta nel perdonare, ma nel lasciare andare, nell’abbandonare la convinzione che incontriamo persone come noi, dotate dello stesso sistema di valori, incapaci di azioni che non saremmo neanche in grado di pensare. La mia unica forza è guardare avanti senza avere cedimenti, senza credere a futili parole, senza prestare attenzione a quello che succede. Trovo fondamentale non avere debolezze, evitare di accanirmi ma mantenere una linea chiara, netta, sperando che gli eventi mi diano ragione, senza il desiderio della vendetta, che purtroppo incalza.

E tanta la smania di esplodere, di lasciare andare tutto, di non avere filtri per poi passare automaticamente dalla parte del torto. La voglia impellente è quella di esprimere il proprio disprezzo, ma non sarebbe giusto. Probabilmente quel piatto che va assaporato freddo, ha ben più sapore che uno sfogo momentaneo e forse è il caso di attenderlo con coscienza, con la certezza che non tarderà ad arrivare e magari sarà bello veder cadere qualcuno senza tendergli la mano, nella convinzione che forse possa imparare da se stesso. Ma è anche vero che chi non ha il coraggio di sé non può averlo nemmeno e tantomeno mentre sta cadendo.

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