2022

E con grande fatica che riprendo a scrivere. Sono passati ormai diversi mesi dall’ultima volta e la persona che affronta queste righe è sicuramente qualcuno che ancora non conosco. Sarebbe bello continuare a dirsi che sono cambiata, ma temo che non renderebbe l’esatta idea di me. Ho mutato pelle e mi addentro in una zona inesplorata della mia esistenza con la coscienza di chi è morto dentro di me.

La prima persona ad essere scomparsa è la figlia che sono stata. Dopo la perdita di mio padre, ho pensato che tutto sarebbe continuato come prima, senza considerare la madre che mi rimaneva, la pandemia e come avrebbero reagito coloro che mi erano intorno. Sono andata avanti come un treno, senza considerazione per me stessa. Lavoravo, ero presente su tutto, correvo da una parte all’altra di Torino per stare dietro a due scuole, raggiungevo mia madre, che invece di reagire si adagiava su se stessa, ero preoccupata per mio fratello senza lavoro e di sfuggita vedevo che chi mi ruotava intorno, si aspettava esattamente che fossi la stessa persona di sempre. Di notte non dormivo. Puntuale alle 4 e mezza mi svegliavo e non c’era verso di riprendere sonno. Ho provato lo sfinimento e la stanchezza, anche un po’ di esaurimento finché non è arrivata l’estate, in cui tutti si aspettavano da me che organizzassi, che facessi, che mi mettessi in moto, mentre il mio solo pensiero era di trovare un po’ di pace. Ad agosto non sono andata in vacanza, sono rimasta a casa, ho spedito mia madre dalle amiche per due settimane e mio fratello al mare, e finalmente ho tirato il fiato. Mi ero presa l’incarico di curare il giardino di famiglia e l’orto, così mentre bagnavo e mi inzaccheravo di terra e fango, ho ripreso di nuovo contatto con me stessa. Mio padre era morto da un anno e io non l’avevo ancora pianto, non ne avevo avuto il tempo. Quella sveglia all’alba mi ricordava l’ora della sua morte, il momento in cui mio fratello mi aveva raggiunto telefonicamente per avvisarmi e in cui, come un automa, mi ero vestita e avevo raggiunto casa dei miei, dove da poco era andata via l’ambulanza. Lui era ancora lì immobile, come se stesse dormendo, a decretare la fine di qualcosa che non sarò mai più, una figlia.

Quando viviamo la perdita di una persona cara, nessuno è in grado di spiegarci quello che affronteremo perché la prima paura è parlarne. Ci sono stati momenti in cui ho cercato di farlo, creando l’imbarazzo intorno a me e l’incapacità di ascoltarmi davvero. Qualcuno ha visto quanto stavo chiedendo a me stessa, ma ugualmente continuava a domandare le mie energie. Purtroppo la donna che mi è rimasta accanto e che continuo a chiamare madre, ha mostrato di essere colei che per prima si aggrappava al braccio forte di quello che era un padre anche per lei. In una situazione di questo genere non si va da nessuna parte finché un giorno non accade di avere voglia di riprendere in mano le fila, di fare il punto su se stessi e di andare avanti con un’andatura nuova, diversa, necessaria.

Da qualche mese ho ripreso a dormire, complice l’erborista maghetta del quartiere nel quale vivo, che ha saputo ascoltarmi e consigliarmi, dopo aver vissuto in prima persona la mia stessa esperienza. Poi è intervenuta la mia voglia di normalità, il bisogno di riposare e di placare l’ansia e i mal di testa.

Ho realizzato che da qualche giorno è iniziato il 2022, che ovviamente non ho festeggiato né salutato benevola, timorosa che possa ancora regalarmi dolori, perdite e quant’altro. I soliti noti che si aspettano da me che io sia sempre la stessa hanno trovato la porta chiusa e un rifiuto silenzioso ai loro tentativi di sfruttare la mia disponibilità. I muri che ho costruito intorno a me per necessità sono ancora alti, per proteggermi e soprattutto per tutelare la persona che sta emergendo, che getta via in continuazione oggetti e abiti, che svuota gli armadi, che si libera di un’esistenza che non le appartiene più. Lei mi chiede di viaggiare più leggera, di essere più spensierata perché non si può attribuire a tutto lo stesso valore, non è più possibile stare male per ogni cosa, arrabbiarsi, prendersela senza discernimento. Mi chiede di essere una persona che non sono mai stata, ma che è necessario che impari a conoscere, una me più giusta per me.

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