Trois

Esistono quelle stagioni della vita che hanno un profumo diverso, che traghettano verso un ignoto tutto da percorrere. Mi sento proprio così mentre leggo l’ultimo romanzo di Valérie Perrin, scrittrice che ho amato dalla prima riga di Changer l’eau des fleurs, quando sono arrivata a Lione per la prima volta. Il romanzo parla di adolescenze e di età adulte, di sogni e di vita, di luci e di ombre. Inutile non pensare alla propria di adolescenza e alle persone che l’hanno accompagnata e a quanti sono rimasti perché come dice Nina, una delle protagoniste, il y a ceux qui restent et ceux qui partent. Et puis il y a ceux qui abandonnent. Inutile non pensare agli amici che c’erano, a quelli che non ci sono più e a quelli che ancora siedono accanto a me per gustare un aperitivo. Ancora insieme, ancora distanti, ancora qualcosa che rimane da dirsi, da fare, da accogliere interamente, fosse anche solo una briciola di sé.

Il romanzo parla di estate, parla di stagioni del cuore, parla di silenzi e di solitudini. Mentre lo divoro parola per parola, riga per riga, senza accorgermi del tempo che scorre, capisco che era davvero il momento giusto per soffermarsi, per attendere, per posare a terra i progetti, i piani, la rabbia, il bisogno perenne di concretizzare per permettermi semplicemente di essere la persona che sono. Riconosco a me stessa le mie fragilità, le mie debolezze, e forse davvero dovrei andare da qualcuno, intraprendere un percorso psicologico, perché sono molto provata, ma per la prima volta dico di no, non voglio parlare con nessuno, non voglio raccontare, non voglio ripercorrere i km di questi due anni in cui tutti rimanevano barricati in casa, mentre correvo per non farmi schiacciare, mentre il dolore compariva di notte e le lacrime lo accompagnavano.

Non voglio andare da nessuna parte, non voglio programmare, non voglio decidere, non voglio parlare con nessuno. Non sono malata, non sono depressa, non sono di cattivo umore, sono solo in cerca di me, della mia voce interiore, alla scoperta di questa nuova fase della mia vita che sa di vaniglia, di candele profumate, di pareti color rosa macaron, di musica, di danze casalinghe e di una nuova me che ha bisogno di tempo. Fuori tutto scorre, come ha sempre fatto. Non importa. Scorre anche senza di me. La vita va avanti senza che sia sempre necessario fare qualcosa perché accada. A volte travolge, a volte accompagna, ultimamente ha latitato in fatto di gioie, di amore, di rapporti, ma forse è anche vero che qualcosa va lasciato andare, non sempre tutto può essere trattenuto.

Essere instancabile, non perdere mai il filo, non fermarmi mai, mi ha fatto piegare su me stessa, fino a quando non mi sono più sentita, perché avevo troppe voci intorno da ascoltare. Chiedevano tutte ma nessuna ascoltava, ed era faticoso distinguere le parole e le intonazioni delle voci, capire chi davvero aveva bisogno e chi avrebbe potuto farcela da sola. Tutto ha raggiunto la stessa modulazione di frequenza, e magari qualcosa mi sarei potuta risparmiare, anche solo per vivere meglio.

Quello che ora faccio è lasciare scorrere, mentre l’estate va, e forse è più facile abbozzare qualche idea, qualche pensiero, in attesa di tempi più favorevoli, forse anche di momenti più avvolgenti..

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