Ricostruire

La domanda di rito che mi pone la collega è: hai prenotato le vacanze? La risposta è no, non ho deciso. Non è l’emergenza COVID che mi impone di non farlo, non è nemmeno la mancanza di interesse, è che non ho voglia, non ce la faccio, non riesco nemmeno a pensare a cosa farò domani.

Ho deciso di imbiancare casa, questo sì, di stuccare quella perdita nel muro che ormai si è riassorbita, ma che per due anni ho lasciato lì, rincorrendo emergenze, mentre entravo e uscivo di casa come una pazza, dimenticandomi pure di chi ero, probabilmente per non mollare. Così, rientrata da una settimana di mare in cui ho spurgato, ho preso in mano spatola e pennello e ho cancellato l’ennesimo segno di umidità che ricopriva il muro, e mentre c’ero ho cambiato i colori di alcune pareti, sono entrata in una fase gialla e in una blu, che più guardo e più mi piace e ho scaricato la mente.

I miei obiettivi sono diecimila passi al giorno e una serie di esercizi per tornare in forma, per me, solo per me e per nessun altro. Ho ricevuto una piccola tregua sul lavoro, un orario meno impegnativo, qualcosa che sia in grado di seguire con più tranquillità, ci rimetterò sul piano economico ma al momento ho bisogno di riprendere in mano i contorni di me. Una me che nel tempo si è sformata per dei fibromi che hanno invaso il suo corpo, una me che ha subito una perdita di una parte di sè. Una me che ha visto ospedali e malattie, reparti di chemioterapia e capelli che cadevano, parti del corpo amputate, un padre che le moriva davanti, i ladri in casa e chi più ne ha più ne metta. Una me che ha tenuto la testa bassa, che è stata forte, che ha dato, ma ha ricevuto troppo poco e che adesso pensa di meritarsi una tregua. Questa me chiede di tornare in forma, chiede un po’ di compassione e un tempo giusto per capire dov’è perché al momento si sente alquanto persa e confusa.

Vivo nel silenzio che non trovo opprimente ma quasi purificante, in cui le voci rimangono fuori, accompagnate da malelingue e dicerie non vere, ovviamente. Ho deciso che non le merito, che piuttosto meglio una giornata da sola che non con chi non si sa risparmiare affondando là dove già mi sento alquanto fragile. Ho pensato e provato a rielaborare, ho ripercorso le strade già battute e mi sono guardata nella mia splendida imperfezione, che non mi sembra niente di così sbagliato. Ho vissuto nella stanchezza di notti insonni e di giornate infinite, avvolta da lacrime. Sono triste, spesso, e non credo che le cose miglioreranno, andranno come devono andare e, se necessario, sarà di nuovo ora di armarsi di pennello e spatola per ricostruire crepe, muri o perdite. Cadrò di nuovo, è certo, e non è detto che sappia rialzarmi, può essere che per un tempo necessario decida di restarmene seduta ad aspettare tempi migliori, le energie necessarie e la forza per reagire.

Vivo nel presente, nella persona che sono, nella vita che mi aspetta, bella e brutta che sia. Ho superato le tempeste, rimanendo in piedi, già un grande traguardo, forse è tempo di concedersi di cadere serenamente.

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