Vento di primavera

Ogni cambiamento annuncia ormai una nuova era, un nuovo momento nella mia vita. Questo vento di primavera che già da qualche tempo soffia sulle solite giornate, mi dice che un anno sta per compiersi da quando ormai non ci sei più, papà. La mancanza è come una seconda pelle e per quanto sappia camminare sulle mie gambe, sarebbe bello ancora averti qui e chiederti consiglio, come è sempre stato. Ma questo sempre ormai è un ricordo che lotta contro l’ineluttabilità dei fatti, una perdita incolmabile, un non ritorno.

Molto è successo da quando ti sei spento davanti ai nostri occhi. O forse molto poco, ma ogni passo compiuto ha richiesto uno sforzo sovrumano, una concentrazione costante, un impegno mai sufficiente. Non riesco a dirti addio, non riesco a non considerarti presente, anche se il tuo nome non compare più su molti documenti, sul libretto della mia auto per primo, ma è difficile non ricordarti un po’ impacciato, seduto accanto a me, mentre guidavo e tu che tacevi per non distrarmi. E impossibile non sentirti presente ovunque, a casa, in giardino, o persino seduto a casa mia. Tu che correvi quando ti chiamavo, sempre, e che fino all’ultimo ce l’hai messa tutta per esserci.

Erano le 4 e mezza del mattino quando il telefono ha squillato. Lo tenevo vicino e acceso, perché temevo il peggio. Era Luca, mi diceva che eri mancato. Come un automa, mi sono alzata e vestita, poi ho pensato di aver sognato. Sono salita in auto e sono arrivata. Le luci di casa erano accese, non era un sogno. Mamma era in cucina. Tu sdraiato nel letto. Finalmente in pace, dopo quegli ultimi giorni che ti hanno torturato. Non avresti più mangiato con noi, tu che ti preoccupavi di farmi trovare la bottiglia di birra fresca in frigorifero. Non ci saremmo più seduti insieme sullo stesso divano a guardare la TV. Non ti saresti più goduto la pace della tua casa, costruita poco per volta. Quanti momenti non sono stati più gli stessi senza di te.

Eppure la vita continua. Poco dopo sono stata chiamata in un nuovo posto di lavoro, e qualcuno ha suggerito che eri stato tu a mandarmelo, conoscendo la mia scontentezza e stanchezza. Ho visitato quella città in cui da tanto progettavi di andare, Matera. Continuavi a dire a mamma che volevi andarci in auto, tanto la strada è tutta dritta, mentre noi ti guardavamo increduli. La vita è cambiata. Siamo ancora tutti chiusi in casa e in attesa di vaccino, come nei tuoi racconti di quando eri ragazzo, quando asintomatico avevi attaccato la malattia a tua sorella e lei era mancata. Una bambina che hai ricordato per tutta la vita, lei se n’è andata a 5 anni, tu a 84.

Le giornate si sono allungate, come piaceva a te, che scandivi giorno dopo giorno la fine dell’inverno. Attendevi le ore di luce serali, come nuovo ossigeno. Oggi ti sarebbe piaciuto. Ma per quanto apprezzi l’arrivo della bella stagione, sento il peso di un nuovo periodo della mia vita. Tu c’eri ed eri la mia guida. Oggi mi sento come un pilota che sbanda, che non sa bene cosa accadrà domani e quale sia il percorso da scegliere, la strada giusta. Sapevo che eri lì. Ora sento solo le mie fragilità, le mie incertezze, il suono di una voce dentro di me che vorrebbe ritirarsi, fare dei passi indietro. Ho solo voglia di dire no, lasciatemi in pace, niente è più uguale a prima, io non sarò mai più la stessa persona. Ho perso mio padre, il mio faro, il mio pilastro, l’uomo che mi teneva in braccio da bambina, che mi portava a Parigi per la prima volta, che fotocopiava le mie verifiche di greco insufficienti per poi bruciarle in una sorta di rito voodoo. Lo stesso uomo dalla battuta pronta, sempre pronto a partire per andare ovunque, che provava tutto perché di vita ne aveva una sola e la considerava sacra, anche quando i tempi si sono fatti difficili e non riusciva nemmeno più a bere. Mio padre, il mio modello di vita.

Oggi firmo documenti e in quella firma ci sei tu, quasi identica. Sarà per questo che non riesco a dirti addio, ma sarà sempre per questo che è difficile andare avanti. Per quanto mi ripeta poco per volta, un passo alla volta, a volte sembra di essere sempre lì da dove siamo partiti, io bambina, tu mio padre e questo vento che mi porta a te.

Un pensiero riguardo “Vento di primavera

  1. Oh cara. Non so se queste tue parole sono più struggenti o ispiratrici, ma propendo per un giusto mix di entrambe: è una dedica meravgliosa che sgorga dal cuore, questa al tuo papà, che – credimi – non è un’ombra ma una presenza neanche tanto silente, nelle tue parole.
    Posso solo immaginare il vuoto incolmabile che ha lasciato e come tu ti possa sentire. Ma credimi, stellina, ciò che stai facendo, come lo stai facendo, gli rende onore. Non sei un’autista senza pilota, sei semmai un driver con pilota automatico: e dietro a quella guida invisibile lui c’è.
    Ed ha fatto un gran, gran bel lavoro.

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